Il nuovo lavoro cinematografico di Paolo Sorrentino, intitolato “La Grazia”, si addentra nell'animo di un Presidente della Repubblica d'altri tempi, magistralmente interpretato da Toni Servillo. Il film, che debutterà nelle sale il 15 gennaio, dipinge un personaggio meditativo e di grande integrità morale, chiamato a prendere decisioni cruciali sul finire del suo mandato. La sua figura è arricchita dalla presenza della figlia Dorotea, una giurista appassionata, interpretata da Anna Ferzetti, che gli sta costantemente accanto, scoprendo le sue vulnerabilità.
Il Ritratto di un Presidente e il Ruolo della Figlia nel Nuovo Film di Paolo Sorrentino
Nel contesto del suo più recente lungometraggio, “La Grazia”, che arriverà nelle sale il 15 gennaio, Paolo Sorrentino presenta un Presidente della Repubblica, interpretato da Toni Servillo, come una figura di profonda riflessione e integrità. Questo capo di stato, giunto alla fine del suo mandato, si trova di fronte a decisioni impegnative, tra cui due richieste di clemenza e una proposta di legge sul fine vita. La narrazione si concentra sulla sua natura ponderata, sul suo scrupoloso approccio al dubbio e sulla sua elevata statura morale, che lo distingue in un panorama politico contemporaneo. Sorrentino ha descritto il suo personaggio come un esemplare di una generazione passata, sottolineando come la sua dedizione alla responsabilità istituzionale, paragonabile a quella di figure come Mattarella, lo renda quasi anacronistico. Servillo, che ha già collaborato con Sorrentino interpretando un politico ne “Il Divo”, qui veste i panni di Mariano De Santis, un uomo che evita di porsi al centro dell'attenzione pubblica, preferendo vivere la sua carica con discrezione e rigore, lontano dalla spettacolarizzazione della politica. Il film, infatti, sceglie di esplorare la sua dimensione privata, rivelando le incertezze e le idiosincrasie che si celano dietro la facciata istituzionale.
Accanto a questa figura presidenziale, emerge il personaggio della figlia Dorotea, interpretata da Anna Ferzetti. Giurista di professione, proprio come il padre, Dorotea è descritta come una donna intensamente dedita al suo lavoro e ai suoi ideali. Ferzetti la definisce una figura complessa e a tratti “compressa”, che, attraverso il suo rapporto con il padre, impara a comprendere meglio se stessa e il mondo che la circonda. Il loro legame è un elemento chiave che permette al film di sondare la sfera più intima del Presidente, mostrando come anche un uomo di potere possa celare fragilità e insicurezze umane. La pellicola evita le scene tipiche della vita pubblica, come conferenze stampa o dibattiti televisivi, per concentrarsi invece sull'osservazione ravvicinata di quest'uomo nella sua quotidianità più autentica. In questo modo, “La Grazia” offre uno sguardo penetrante sulla persona dietro la carica, e sul modo in cui le decisioni pubbliche si intrecciano con le sfide personali e familiari.
Il film di Sorrentino ci invita a riflettere sulla natura del potere e sull'importanza dell'integrità morale in politica. In un'epoca dove l'immagine e la spettacolarizzazione spesso prevalgono, la figura del Presidente De Santis, con la sua pacatezza e il suo profondo senso di responsabilità, emerge come un monito e, forse, come un'ispirazione. La pellicola ci mostra che la vera leadership può nascere non dalla forza ostentata, ma dalla capacità di dubbio, dalla riflessione e dalla volontà di non mettere mai il proprio ego al di sopra del bene comune. È un promemoria che le scelte più significative, siano esse politiche o personali, richiedono spesso un silenzio contemplativo e una profonda autoanalisi.